Il Great Pacific garbage patch: la pattumiera galleggiante nel Pacifico

Cumuli di rifiuti e plastica che ingorgano le acque dell'Oceano
Cumuli di rifiuti e plastica che ingorgano le acque dell’Oceano

Palloni da calcio, mattoncini del lego, buste di plastica, spazzolini per denti, filtri di sigarette, bottiglie e quant’altro la societa’ civile e industrializzata produce oggi si trova qui, nella piu’ grande discarica del mondo, una massa di rifiuti di plastica grande due volte gli Stati Uniti che galleggia nell’Oceano Pacifico, tenuta insieme dalle correnti sottomarine.

No, non e’ uno scherzo, ne’ un sogno, ne’ una proiezione del futuro: e’ oggi, e’ il presente, o meglio e’ il 1997 (ma non ne e’ stato dato nessun clamore); ci si trova veramente di fronte alla piu’ grande discarica del mondo, che inizia a 500 miglia nautiche dalla costa della California, attraversa il Pacifico meridionale, oltrepassando le Hawaii per poi arrivare fin quasi al Giappone; ha un diametro di circa 2500 chilometri, e’ profonda 30 metri ed e’ composta per l’80% da plastica e il resto da altri rifiuti che giungono da ogni dove.
E’ attualmente divisa in due macro aree, come fossero due grandi isole di rifiuti, conosciute con il nome di Western and Eastern Pacific Garbage Patches.

A darne la notizia, questa volta, e’ il quotidiano britannico The Independent (The world’s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan – 5 febbraio 2008).
Si “questa volta”, perche’ del problema si sa’ gia’ da tempo, e di tanto in tanto se ne e’ trovata traccia anche sui giornali (come, ad esempio, il 29 ottobre 2007 – la RepubblicaNel Pacifico l’Isola della spazzatura per l’80 per cento formata di plastica).

A scoprire questo enorme immondezzaio (per questo detto anche il Great Pacific garbage patch, ossia la grande chiazza di rifiuti del Pacifico), e’ stato l’oceanografo americano Charles Moore, secondo il quale questo “vortice di spazzatura” (Pacific Trash Vortex, come viene chiamato, ossia il vortice di spazzatura dell’Oceano Pacifico) ammonterebbe a circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica gettati in mare e crescerebbe a ritmo vertiginoso come un “blob“.

Vortici di spazzatura nell'Oceano Pacifico
Vortici di spazzatura nell’Oceano Pacifico

Vortice di spazzatura perche’ “Si muove in circolo come un grande animale senza guinzaglio“, come spiega Curtis Ebbesmeyer, oceanografo e principale autorita’ su flotsam, che ha monitorato l’accumulo delle materie plastiche nei mari per piu’ di 15 anni ed ha definito questo vortice di spazzatura come una vera e propria entita’ vivente.
Quando questo animale si avvicina alla terra, specialmente all’arcipelago hawaiano, il piu’ vicino, il risultato e’ devastante: si ottiene una spiaggia ricoperta di rifiuti di plastica.

Questa incredibile e poco conosciuta discarica si e’ formata a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all’esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale, prodotta da un sistema di correnti ad alta pressione. L’area e’ una specie di deserto oceanico, dove la vita e’ ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci. Per la mancanza di vita questa superficie oceanica e’ pochissimo frequentata da pescherecci e assai raramente e’ attraversata anche da altre imbarcazioni.

Charles Moore e’ un ex marinaio erede di una famiglia di petrolieri, che si era imbattuto per la prima volta nell’inquietante formazione di rifiuti gia’ nel 1997, nel corso di una regata: “Ogni volta che salivo sul ponte vedevo galleggiare spazzatura“, ha detto Moore in un’intervista, “per una settimana mi sono ritrovato in mezzo a un mare di immondizia, a migliaia di chilometri dalla terra ferma“.
Questa scoperta gli ha cambiato il corso della vita, spingendolo a cedere la sua parte dell’impresa di famiglia, e a darsi all’ambientalismo e allo studio degli oceani, fino a fondare la Algalita Marine Reseach Foundation, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini.

Moore ha aggiunto infine che la massa di rifiuti non e’ rilevabile attraverso le foto satellitari perche’ e’ traslucida e galleggia sotto la superficie del mare: “La vedi soltanto quando te la ritrovi davanti alla prua“.

David Karl, oceanografo dell’Universita’ delle Hawaii ha dichiarato che sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire l’esatta estensione e composizione di questo enorme “minestrone di plastica“, ma che non vi e’ alcuna ragione di dubitare sulla validita’ della tesi di Moore. “Da qualche parte la plastica deve pure finire“, ha detto.

Anche Tony Andrady, chimico dell’istituto di ricerca americano Triangle, e’ d’accordo: “Ogni piccolo pezzo di plastica finito in mare da 50 anni a questa parte e’ ancora li“.

Secondo il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, i frammenti di plastica causano, ogni anno, la morte di oltre un milione di uccelli marini e di oltre centomila mammiferi marini. Infatti, siringhe, accendini e spazzolini da denti sono stati trovati all’interno della pancia di uccelli morti, che per errore li avevano scambiati per cibo.

Si e’ portati a credere che la plastica costituisce il 90 per cento di tutti i rifiuti galleggianti negli oceani. Lo stesso studio delle Nazioni Unite ha stimato nel 2006 che ogni miglio quadrato di mare contenga 46 mila pezzi di plastica galleggianti.

Un quinto circa della spazzatura e’ gettato dalle navi; il resto viene dalla terraferma.

Secondo Marcus Eriksen, direttore della ricerca della Algalita Marine Reseach Foundation, tutti questi rifiuti rappresentano un rischio anche per la salute dell’uomo.
Minuscoli pezzetti di plastica si trasformano in una sorta di spugna per agenti inquinanti come idrocarburi e DDT e poi entrano nella catena alimentare. “Cio’ che cade nell’oceano finisce dentro agli animali e prima o poi nel nostro piatto“, ha detto.

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