Alla ricerca della felicità

20 marzo Giornata mondiale della felicità

Il 20 marzo di ogni anno ricorre la Giornata mondiale della felicità (International Day of Happiness).

Dal 2013, le Nazioni Unite hanno celebrato la giornata internazionale della felicità come un modo per riconoscere l’importanza della felicità nella vita delle persone in tutto il mondo. Nel 2015 l’ONU ha lanciato 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che cercano di porre fine alla povertà, ridurre le disuguaglianze, e proteggere il nostro pianeta, tre aspetti chiave che portano al benessere e felicità.

Era il il 28 giugno 2012 quando Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) con 193 voti favorevoli e nessuno contrario istituiva la “Giornata Internazionale della felicità” (INTERNATIONAL DAY OF HAPPINESS) (Risoluzione ONU A/RES/66/281 del 28 giugno 2012):

“L’Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […]”

Non possono non ritornare in mente le bellissime parole pronunciate dal Presidente dell’Uruguay José Mujica con il suo discorso sulla felicità (testo integrale), tenuto al G20 del 2012:

“[…] L’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo… E la vita!
Perché non veniamo alla luce per svilupparci solamente, così, in generale.
Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta […] Non si tratta di immaginarci il ritorno all’epoca dell’uomo delle caverne, né di avere un monumento all’arretratezza. Però non possiamo continuare, indefinitamente, governati dal mercato, dobbiamo cominciare a governare il mercato […] La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo montato. E quello che dobbiamo cambiare è la nostra forma di vivere! […] I miei compagni lavoratori, lottarono tanto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le 6 ore. Ma quello che lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si vuole ricordare […] è un vecchio reumatico come me al quale già gli passò la vita davanti! E allora uno si fa questa domanda: questo è il destino della vita umana? Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana;… Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”.

Oppure quelle del Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara sulla felicità e il debito (testo integrale) pronunciate nel 1984 alla 39ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite:

“[…] Abbiamo scelto di rischiare nuove vie per giungere ad una maggiore felicità […]”.

Oppure come concretamente avvenuto nel Bhutan che sin dal 1972 chiarì la sua volontà di puntare sul Gross National Happiness (GNH, Felicità Interna Lorda), piuttosto che utilizzare l’indice meramente economico del “Gross National Product” (o Gross Domestic Product, il PIL), puntando sul concetto di economia della felicità.