Finchè c’è benzina c’è guadagno

Come tutti gli anni, con l’avvento delle nuove ferie estive riemergono vecchi problemi.

Tra questi i rincari dei carburanti. Con il libero mercato, le liberalizzazioni ed il continuo apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro, si sarebbe dovuto assistere ad una democratica altalenanza del prezzo della benzina ma questo non accade.

Ogni tanto qualcuno improvvisamente si accorge di questa anomalia, e si chiede: “come mai”? …
“E’ colpa delle tasse”, replicano i produttori ed i distributori;
“e’ colpa della poca concorrenza”, dice timidamente lo stato; e tutto rimane cosi’.

E allora come si decide di risolvere il problema?!
Semplice, il problema non si risolve perche’ in fondo fa comodo a tutti, tanto piu’ che e’ voce comune sentir dire che sia giusto che chi inquina paga, anche se in tal senso non e’ stata mai data la possibilita’ di una SERIA scelta: auto ad alcool, ad olio di colza, ad idrogeno, elettriche, e quant’altro non sono mai state SERIAMENTE introdotte nel mercato, i loro prezzi cosi’ proibitivi per una famiglia media e gli impianti per i rifornimenti praticamente introvabili, le hanno rese delle alternative da tenere in bella mostra nei vari motor show, per far vedere che tutti i produttori di automobili che inquinano si interessano dell’ambiente…

E chi paga tutto questo ecologismo?! Il povero padre di famiglia, che si trova a dover continuamente scegliere tra Euro 1, 2, 3, 4, 5 etc…, dove e’ sempre la stessa zuppa: polveri piu’ o meno sottili, anidride carbonica, monossidi vari e quant’altro farebbe felice uno studioso di chimica.

Chiamare poi la benzina senza piombo benzina verde e’ stato un colpo di classe che ha reso piu’ ecologico e meno inquinante la circolazione dei veicoli.

E intanto?! … beh in attesa che mettano il bollino ecologico anche alle emissioni d’aria inquinata che espelliamo dai nostri polmoni, coniamo il detto: “finche’ c’e’ benzina c’e’ guadagno“.

Come e’ ripartito il guadagno sulla benzina

Con il 64,93% (48,26 di tasse e 16,67 di IVA) primeggia lo Stato, che lascia poi ai comuni il compito di mettere le targhe alterne, i blocchi ecologici, le fasce verdi e quant’altro per arginare l’inquinamento che i vari Euro 1, 2, 3, 4, etc… continuano a produrre (nonostante le belle parole); se oggi hai l’euro 4 e puoi circolare perche’ non inquini, domani o ti compri l’euro 5 o non circolerai perche’ nuovamente inquini: c’e’ forse un business dietro tutto cio’… ?!
E chi ci guadagna? L’economia, perche’ si mette in circolo denaro (o meglio debiti), le finanziarie, le case produttrici di automobili, tutto l’indotto e lo Stato con l’IVA.

Con il 23,16% il Costo internazionale per il prodotto senza piombo.

Con il 9,11% i Petrolieri.
Il Mercato Italiano ed i prezzi dei prodotti petroliferi in Italia secondo l’Unione Petrolifera (http://www.unionepetrolifera.it/): “la completa liberalizzazione (del maggio 2004, ndr) ha permesso agli operatori di poter stabilire i loro prezzi in base alle quotazioni del mercato internazionale del greggio e dei prodotti… La rete italiana appare ancora caratterizzata da un eccessivo numero di punti di vendita, da un erogato assai inferiore, da una tipologia di stazioni scarsamente dotate di automazione (impianti a pagamento anticipato e posticipato che consentono risparmi di costo del personale, con rinuncia pero’ al servizio di assistenza), da una quasi totale assenza di strutture per la vendita di merci non petrolifere (il cosiddetto non-oil) che in Europa invece assicurano circa il 50 per cento degli introiti delle stazioni di servizio. La presenza di questi elementi di sviluppo ritardato, che impediscono quel sensibile risparmio di costi realizzato in altri Paesi europei, e’ all’origine del divario dei costi operativi con tali Paesi e quindi della differenza tra i prezzi industriali italiani e quelli medi europei (circa 3-4 centesimi di euro per la benzina)”.

Con il 2,9% i Gestori.

Dati alla mano

Dalle ultime rilevazioni effettuate dal Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale dell’Energia e delle Risorse Minerarie – Osservatorio Statistico Energetico, si rileva come, rispetto all’Italia, il costo della benzina senza piombo in Europa sia piu’ alto solamente in Olanda, Gran Bretagna, Portogallo, Germania e Belgio, com’e’ possibile riscontrare nel seguente documento in PDF Prezzi Europei dei Prodotti Petroliferi (agosto 2007).

Le accise sulla benzina, secondo quanto riportato dalla “ripartizione accise benzina – allegato B dei resoconti degli Atti Parlamentari della XIV legislatura seduta della Camera dei Deputati del 17 marzo 2004“, risultano:

1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
14 lire per la crisi di Suez del 1956;
10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire per la missione in Libano del 1983;
22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
39 lire (0,020 euro) per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.

Il tutto per un totale di 486 lire, cioe’ 0,25 euro;
A questo manca sicuramente qualcosa, come l’accise per il riammodernamento degli autobus inquinanti del trasporto pubblico del 2005.

Secondo i dati forniti dall’IEA – International Energy Agency (www.iea.org), come mostrato dal rapporto End-User Petroleum Product Prices di luglio 2007 (tabella “AVERAGE END-USE TAXES” di pagina 5), l’importo dell’accise su un litro di benzina in Italia e’ di 0,790 euro, mentre in Francia e’ di 0,818 euro ed in Germania e’ di 0,873 euro.

Sempre secondo i dati forniti dall’IEA – International Energy Agency (www.iea.org), come mostrato dal rapporto End-User Petroleum Product Prices di luglio 2007 (tabella “AVERAGE END-USE PRICES” di pagina 4), l’importo della benzina al consumatore finale in Italia e’ di 1,355 euro, in Francia e’ di 1,316 euro ed in Germania di 1,367 euro.

Come e’ possibile che in Francia la benzina in vendita sia gravata da piu’ tasse (0,818 euro per litro contro i 0,790 euro per litro in Italia), ma al consumatore finale costa meno (1,316 euro a litro in Francia contro 1,355 euro a litro in Italia)?

La risposta la fornisce sempre l’IEA – International Energy Agency (www.iea.org), come mostrato dal rapporto End-User Petroleum Product Prices di luglio 2007 (tabella “AVERAGE END-USE PRICES” di pagina 3), dove l’importo della benzina al consumatore finale, decurtato delle tasse che incassa lo Stato, in Italia e’ di 0,565 euro a litro, in Francia e’ di 0,498 euro a litro, ed in Germania di 0,494 euro a litro.

Conclusione, il costo fatto dai petrolieri a Francia e Germania e’ piu’ basso che all’Italia.

Ma allora di chi e’ la colpa del costo della benzina cosi’ alto?

Da quanto emerge dai rapporti appena visti, e’ colpa delle accise sulla benzina, che sono alte (anche se non tra le piu’ elevate d’Europa) e ormai ingiustificate (viene allora da chiedersi: “cosa vanno a finanziare queste entrate?”);

e’ colpa dei petrolieri che applicano per l’Italia tariffe piu’ alte (come fanno i gestori telefonici, per esempio) e poi suggeriscono di automatizzare gli impianti per ridurre i costi dei gestori.

Ma se anche qualcuno della filiera distributiva della benzina (Stato, petrolieri o gestori) diminuisse le sue pretese, diminuirebbero comunque anche i prezzi per il consumatore finale?!

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Approfondimenti

Per approfondimenti e’ possibile leggere gli articoli ai seguenti link:

Il prezzo della benzina di agosto (dal blog di Maurizio Silvestri)
(www.mauriziosilvestri.com/?p=205)

L’innocenza delle accise (Giornalettismo)
(http://oknotizie.alice.it/go.php?us=490100f912d2261d)

European Petrol Prices (AARoadwatch)
(www.aaroadwatch.ie/eupetrolprices/)