Che cos’è il PIL?

Che cos’è il PIL?

La nostra economia si basa su un modello di sviluppo che si misura con il PIL, (ovvero Prodotto Interno Lordo), in inglese Gross Domestic Product (GDP), che è il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) destinati al consumo finale.

Fu teorizzato dall’economista statunitense premio Nobel per l’economia Simon Smith Kuznets (Pinsk, 30 aprile 1901 – Cambridge, 8 luglio 1985), quando ipotizzò la relazione tra la crescita economica e la distribuzione del reddito.

Il PIL è considerato il valore della ricchezza prodotta in un Paese, ed è una misura basilare usata in macroeconomia.

In pratica, ogni volta che si spendono dei soldi, questi vanno ad aumentare il valore del PIL, presumendo benessere.

Il PIL è detto Lordo perché è al lordo degli Ammortamenti (per ammortamento si intende il procedimento con il quale si distribuiscono su più esercizi i costi di beni a utilità pluriennale, che possono essere di diversa natura).

Il PIL è detto Interno in quanto comprende il valore dei beni prodotti all’interno in un paese (indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce).

A partire dal PIL è definibile il reddito pro-capite. Il reddito pro-capite è pari al rapporto tra il PIL e il numero dei cittadini: è evidente la correlazione diretta fra la ricchezza individuale e quella nazionale.

Si è detto presumendo benessere, perché il PIL è un modo spersonalizzante e grossolano di misurare lo stato di salute e di benessere di una nazione, in quanto:

  • tiene conto solamente del movimento del denaro, trascurando, per esempio, tutto ciò che è a titolo gratuito: restano quindi escluse le prestazioni nell’ambito familiare, quelle attuate dal volontariato (si pensi al valore economico del non-profit), l’attività domestiche, ecc…
  • tratta tutte le transazioni come positive: ad esempio se si compra un’auto il PIL cresce, se si sta in coda e si consuma più benzina senza muoversi di un metro il PIL cresce, se si ha un incidente il PIL cresce (perchè si porta a riparare la macchina), se si è ospedalizzati il PIL cresce (perchè si spendono soldi per medicine e cure) e così via. Il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono: persino morire, con i servizi connessi ai funerali, fa crescere il PIL!

Determinare il benessere di una nazione solamente dall’analisi della sua capacità di produrre ricchezza (PIL) significa averlo basato sull’infinito ciclo del produrre, buttare e produrre nuovamente, non tenendo assolutamente conto delle condizioni delle persone e dell’utilità delle cose, oggi come nel 1968 (il benessere di una nazione di Robert Francis Kennedy): i prodotti inutili non diventeranno mai utili solamente perché qualcuno li compra.

Lo stesso Simon Smith Kuznets, l’inventore del PIL, fu sempre molto critico riguardo alla pretesa di misurare il benessere sociale basandosi sul reddito procapite, come sostenne nel suo primo rapporto al Congresso degli Stati Uniti nel 1934:”…the welfare of a nation [can] scarcely be inferred from a measure of national income…” (“il benessere di una nazione può difficilmente essere desunto da un indice del reddito nazionale”).

Il PIL non stima il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili e per gli anni buttati a comprare oggetti di dubbia utilità creati dalla pubblicità… però, se aumenta, ci indica che stiamo bene e che una nazione è in crescita!

Articoli correlati: