Adriano: Piccola anima dolce e vagabonda

Piccola anima dolce e vagabonda, apostrofe dell’Imperatore Adriano alla sua anima, che tanta fortuna ebbe in epoca moderna e probabilmente suggestionò più di tutti Marguerite Yourcenar per il suo famoso romanzo Memorie di Adriano.

I versi sono pieni di diminutivi assonanti ed esprimono con nitidezza la malinconia di chi pensa a una morte pagana.

Piccola anima dolce e vagabonda,
ospite e compagna del corpo,
discenderai in piccoli luoghi
pallidi rigidi nudi,
non scherzerai come prima.
Anima vagula, blandula
hospes comesque corporis,
quae nunc abibis in loca
pallidula, rigida, nudula,
nec ut soles dabis iocos

 

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Publio Elio Traiano Adriano, noto semplicemente come Adriano (in latino: Publius Aelius Traianus Hadrianus)
Italica (Spagna), 24 gennaio 76 – Baia (Napoli), 10 luglio 138
Imperatore romano, della dinastia degli imperatori adottivi (ossia succeduto al trono non per via familiare) regnò dopo Traiano, dal 117 sino alla morte.

Colto, appassionato ammiratore della cultura greca, viaggiò per tutto l’impero valorizzandone le province. Attento a migliorare le condizioni dei militari, mantenne le conquiste fatte da Traiano (a parte la Mesopotamia che assegnò a un sovrano vassallo) determinando una nuova strategia per l’impero: all’espansione e alla conquista sostituì il consolidamento dei confini e della loro difesa: sua l’edificazione in Britannia del famoso vallo fortificato (appunto il Vallo di Adriano). Il suo governo fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e della filosofia. Grazie alle ricchezze provenienti dalle conquiste, ordinò l’edificazione di molti edifici pubblici in Italia e nella province, come terme, teatri, anfiteatri, strade e porti. Nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. A Roma edificò il Mausoleo (la Mole Adriana), e ricostruì il Pantheon distrutto da un incendio.