Acqua potabile: il peso dell’acqua nel mondo è su donne e bambine

Quando manca l’acqua corrente ed è necessario andare a raccoglierla, sono le donne e le bambine che pagano il prezzo più alto, in termini di fatica, di tempo e di opportunità perdute.

Si stima, infatti, che giorno donne e bambine spendono 200 milioni di ore per raccogliere acqua.

Lo afferma l’UNICEF in occasione della Settimana Mondiale dell’Acqua (28 agosto 2016 – 2 settembre 2016), che vede esperti da tutto il mondo riuniti a Stoccolma per discutere sulle misure per migliorare l’accesso universale all’acqua potabile.

Secondo le Nazioni Unite, nell’Africa Subsahariana, per esempio, per il 29% della popolazione le fonti di acqua potabile sono a 30 minuti di distanza o ancor più lontane.

In media, in Africa un viaggio per raccogliere l’acqua dura 33 minuti per chi vive in aree rurali e 25 minuti per coloro che vivono in aree urbane.

Per l’Asia, le stime sono rispettivamente di 21 e 19 minuti. Ciononostante, per alcuni Stati i dati potrebbero essere più alti. In Mauritania, Somalia, Tunisia e Yemen per un singolo tragitto è prevista più di un’ora di tempo.

Quando l’acqua non arriva direttamente a casa, il suo recupero ricade in maniera sproporzionata sulle donne e sui bambini, in particolar modo sulle bambine.

Uno studio condotto su 24 Stati dell’Africa Subsahariana ha rilevato che laddove la raccolta di acqua richiede oltre 30 minuti, sono impegnati in queste operazioni 3,36 milioni di bambini e 13,54 milioni di donne adulte.

In Malawi le donne dedicano alla corvée dell’acqua mediamente 54 minuti di tempo, mentre gli uomini appena 6. In Guinea e Tanzania la raccolta assorbe in media 20 minuti al giorno per le donne e solo metà del tempo per gli uomini.

I tempi da dedicare alla raccolta dell’acqua hanno pesanti conseguenze sulla vita delle donne, che vedono considerevolmente ridotto il tempo a disposizione per stare con i familiari, accudire i figli, badare alla casa, o anche per il proprio tempo libero.

Sia per i bambini che per le bambine la raccolta di acqua può sottrarre tempo che dovrebbero dedicare alla loro istruzione e talvolta impedisce del tutto di frequentare la scuola.

La raccolta di acqua può avere conseguenze anche per la salute, in particolare quella dei bambini. Quando l’acqua non è disponibile in casa, il fatto che essa debba essere trasportata e conservata aumenta il rischio della sua contaminazione, anche quando proviene da fonti idriche sicure.

Questa contaminazione a sua volta incrementa l’incidenza di malattie diarroiche, che a livello globale sono la 4° causa di mortalità infantile (0-5 anni) e la causa principale della malnutrizionecronica, che colpisce 159 milioni di bambini nel mondo.

Oltre 300.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno – in media, più di 800 al giorno – a causa di malattie diarroiche dovute alle precarie condizioni igieniche e sanitarie o dell’ingestione di acqua non potabile.

 

[Fonte: Unicef]