2 giugno Festa della Repubblica

Scheda elettorale referendum 2 giugno
Scheda elettorale
referendum 2 giugno 1946

Nel 2008 il 29% degli italiani non sapeva cosa era successo il 2 giugno: quasi un italiano su tre.

Questo è quanto emergeva dall’articolo pubblicato il 1 giugno 2008 dal Corriere della Sera online dal titolo 2 giugno, un italiano su tre non sa cos’è.
Forse, aggiungeva l’articolo, non è solo questione di ignoranza, ma anche, più in generale, di scarsa appartenenza. Solo il 45% degli intervistati considera rilevante l’identità italiana, rispetto, per esempio, a quella europea.

Sono passati quattro anni, ma le cose non sono cambiate. Ecco perché riscrivere del 2 giugno non è solo un atto d’amore e di spirito d’appartenenza per il nostro paese, ma anche di conoscenza e di memoria; si, di memoria, verso tutte quelle persone (nostri nonni e padri) che da una o dall’altra parte hanno combattuto e/o sono morte credendo e sperando  in una Italia migliore.

Se oggi possiamo dire tutto e il contrario di tutto, è per quello che è accaduto il 2 giugno del 1946.

Cosa celebra, allora, il 2 giugno Festa della Repubblica?

Il 2 giugno celebra la nascita della nazione italiana, in maniera simile al 14 luglio in Francia e al 4 luglio negli Stati Uniti: il 2 giugno 1946 gli italiani votarono il referendum popolare per decidere tra repubblica e monarchia (referendum indetto con il decreto legislativo luogotenenziale del governo De Gasperi del 16 marzo 1946, n. 98 e n. 99).

Fu la prima tornata elettorale a vero suffragio universale; difatti per la prima volta nella storia del nostro paese andarono alle urne anche le donne, grazie al Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 2 febbraio 1945 del governo Ivanoe Bonomi.

(il Consiglio dei Ministri aveva deliberato il 31 gennaio 1945; una data importante perché sino ad allora le donne erano escluse dal voto, nonostante i due precedenti ma vani tentativi, uno nel lontano 1881 e l’altro nel 1907 dal movimento femminista ispirato da Maria Montessori, la prima donna laureata in medicina in Italia).

Elettori: 28.005.449 (100,00%).
Votanti: 24.947.187 (89,10%) di cui 12.998.131 donne.
Elettori astenuti: 3.058.262 (10,90%).

Il 54,30% (12.718.641) degli elettori scelsero la repubblica.
Il 45,70% (10.718.502) degli elettori scelsero la monarchia;
per un totale di voti validi 23.437.143;

Voti non validi: 1.509.735 (6,10%) di cui 1.146.729 schede bianche (4,70%).

I risultati furono proclamati il 10 giugno 1946 dalla Corte di cassazione: con un margine di 2 milioni di voti, fu decretata la fine del Regno d’Italia e la nascita della Repubblica Italiana, con la conseguente fine della monarchia e l’esilio dei Savoia; il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi assunse le funzioni di Capo provvisorio dello Stato.

In conseguenza del referendum, il 13 Giugno 1946, Umberto II, “il re di maggio” (10 maggio-13 giugno 1946) come venne definito, partì per l’esilio.

La Repubblica Italiana fu ufficialmente proclamata il 18 giugno 1946, data in cui la Corte di Cassazione confermò i risultati elettorali.

Il 2 giugno 1946, oltre al referendum istituzionale tra monarchia e repubblica, gli elettori votarono i 556 deputati dell’Assemblea Costituente che avrebbero redatto la nuova Carta Costituzionale, che ridisegnerà l’impianto istituzionale italiano.

Le urne diedero i seguenti risultati:

Democrazia cristiana: 35,2%
Partito socialista (PSIUP): 20,7%
Partito comunista: 19%
Unione democratica nazionale: 6,8%
Fronte uomo qualunque: 5,3%
Partito repubblicano: 4,4%
Blocco nazionale liberta’: 2,8%
Partito d’azione: 1,4%
Altre liste che ottennero degli eletti: 1,7%.

In Valle d’Aosta la Democrazia cristiana ottenne il 48,2% dei suffragi, il Fronte Democratico Progressista Repubblicano (PSIUP, PCI, PRI, Pd’A) il 51,8% eleggendo un deputato.

In attesa che l’Assemblea costituente redigesse la nuova costituzione, fino al maggio del 1947 si ebbero governi di unità nazionale.

Il 4 marzo 1947 l’Assemblea costituente iniziò la discussione in aula sul progetto di Costituzione.
Il 22 dicembre 1947 l’Assemblea votò a scrutinio segreto il testo della Costituzione, che venne approvato con 453 voti a favore e 62 contrari (Presenti votanti 515; maggioranza richiesta 258).
Il 27 dicembre 1947 la nuova Costituzione venne promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, e venne pubblicata nello stesso giorno in una edizione straordinaria della Gazzetta Ufficiale.
La nuova Costituzione Italiana entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

In conseguenza del cambiamento istituzionale, la XIII disposizione transitoria della nuova Costituzione vietò l’esercizio dei diritti politici ai membri e ai discendenti di Casa Savoia e l’ingresso in Italia ai discendenti maschi della famiglia. I Savoia sono tornati in Italia solo il 15 marzo 2003, dopo 57 anni di esilio.

La data del 2 giugno venne istituita come festività nazionale nel 1949.
Nel 1977 venne soppressa a causa dell’elevato numero delle festività infrasettimanali e della loro negativa incidenza sulla produttività sia delle aziende che degli uffici pubblici e le celebrazioni furono spostate alla prima domenica di giugno.
La festività venne ripristinata nel 2001 con la Legge n. 336 del 20 novembre 2000, in quanto parte fondamentale della nostra memoria storica, ricorrenza che ricorda il coraggio di tutti coloro che, in armi, difesero, sino ad immolarsi, la Patria e diedero un determinante contributo per far nascere un’Italia libera, democratica, basata su fondamentali valori di dignità, di giustizia e di solidarietà (Carlo Azeglio Ciampi, Festa della Repubblica 2004).

Guida Archivio Storico Camera dei Deputati (ARS.0006)

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In breve, come si è arrivati al referendum del 2 giugno 1946

Il 4 giugno 1944, con l’ingresso delle truppe alleate, Roma fu liberata.
Vittorio Emanuele III si ritirò a vita privata e nominò suo figlio Umberto II luogotenente, iniziando quindi in Egitto il suo esilio.
Fu nominato un nuovo Governo, in cui entrarono tutti i partiti del Comitato di liberazione ed il cui Presidente del Consiglio fu Ivanoe Bonomi.

Il Decreto legge luogotenenziale n. 151 del 25 giugno 1944, emanato dal governo Bonomi a pochi giorni di distanza dalla liberazione di Roma, stabiliva che alla fine della guerra sarebbe stata eletta a suffragio universale, diretto e segreto, un’assemblea costituente per scegliere la forma dello stato e dare al paese una nuova costituzione.

L’attuazione del decreto dovette attendere che la situazione interna italiana si consolidasse e si chiarisse: alla fine della guerra, nell’aprile 1945, l’Italia era un paese sconfitto, occupato da truppe straniere, e possedeva un governo che aveva appena ottenuto la definizione di cobelligerante.

Nel 1946, il Decreto legge luogotenenziale n. 151 del 25 giugno 1944 emanato dal governo Bonomi, fu integrato e modificato dal Decreto legislativo luogotenenziale n. 98 del 16 marzo 1946 del governo De Gasperi, che affidava ad un referendum popolare la decisione sulla forma istituzionale dello stato mentre il decreto luogotenenziale n. 99 sempre del 16 marzo fissava le norme per la contemporanea effettuazione delle votazioni per il referendum e l’assemblea costituente, quest’ultima da eleggersi con sistema proporzionale (Decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946).

Le 21 donne elette all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946
Le 21 donne elette il 2 giugno 1946 all’Assemblea Costituente

Ventuno donne all’Assemblea Costituente – Roma, 2014 (pp. II – 134) (pdf 79 MB)

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